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Dante Alighieri

Le Origini

Durante Alighiero Alighieri (Firenze 1265 – Ravenna 1321) chiamato “Dante”, è probabilmente il più famoso Poeta italiano di tutti i tempi, grazie alla sua  Commedia, chiamata anche “La Divina Commedia”, oggi considerata la più grande opera della letteratura italiana e un capolavoro universale. Quando era molto giovane perdette la madre Gabriella degli Abati, nota anche come “Bella”, e il padre Alighiero di Bellincione. Ebbe un fratellastro e una sorellastra: Francesco e Gaetana.

L’Istruzione

Dante Alighieri frequentò le scuole francescana (Santa Croce) e dominicana (Santa Maria Novella) , dove imparòla teologia, la fisica, l’astronomia, la grammatica, la retorica e la filosofia. Anche se la sua cultura scolastica gli fece apprezzare il Poeta romano Virgilio, Dante fu anche molto attratto da alcuni Poeti francesi e italiani (toscani e siciliani). Dante imparò molto bene la lingua volgare e le lingue provenzali, che  poi utilizzò in alcune delle sue opere. All’età di diciotto anni, incontrò alcuni giovani poeti, che si definivano “stilnovisti” come Brunetto Latini (citato anche nella Divina Commedia), un insegnante di retorica, grammatica, filosofia cortese e letteratura francese. Brunetto Latini ispirò Dante così tanto, che egli si spostò dalla tipica letteratura latina scolastica del Medioevo, per approdare ad una scrittura più introspettiva, romantica, e antropocentrica, tipica del  futuro Rinascimento. Ancora giovane (dodicenne), Dante fu promesso a Gemma Donati, figlia di una importante famiglia fiorentina, con la quale, quando ha compì vent’anni, si  sposò ed ebbe quattro figli: Antonia, Jacopo, Giovanni e Pietro.

La Vita Politica Fiorentina

Ancora  ragazzo, Dante si iscrisse alla famosa “Arte dei medici e farmacisti”, e questa mossa gli  permise di entrare nella vita politica della Repubblica, vietata, in quei tempi, all’ antica nobiltà. Dante, quindi, iniziò una vita politica attiva, prima  diventando un membro del Consiglio del Popolo, nel mese di novembre 1295, quindi entrando nel  Gruppo de Saggi, nel mese di dicembre 1296, e, infine, entrando a far parte del Consiglio dei Cento, nel maggio 1296. Fu anche ambasciatore in alcuni incarichi politici e divenne, nel 1300, un Priore (esponente più alto di un Arte), entrando nel governo della Repubblica di Firenze. Dante veniva da una famiglia appartenente all’ala politica dei guelfi bianchi (sostenitori miti del Papa), diametralmente opposti ai ghibellini (assoluti sostenitori dell’imperatore). I ghibellini furono sconfitti e costretti a lasciare la Città, che in seguito passò sotto il controllo dei Guelfi. I Guelfi, poi, si divisero in due fazioni principali: i guelfi bianchi e quelli neri. I guelfi bianchi sostennero il Papa come il più grande esponente del potere ecclesiastico, ma non accettavano la sua ingerenza nella vita politica di Firenze, e non  escludevano del tutto un possibile ritorno dell’Imperatore, i guelfi neri, invece, volevano che il Papafosse  l’unico titolare del potere spirituale e temporale. A Firenze  scoppiò il conflitto tra bianchi e neri. Dante, che, essendo nel  Consiglio dei Cento, aveva temporaneamente esiliato i leaders delle due fazioni, ricevette una dura lezione per questa azione. Papa Bonifacio VIII, infatti,  inviò un suo uomo a Firenze: Carlo di Valois, come  pacificatore delle due fazioni, ma ai primi tumulti, egli  prese il controllo di Firenze, con la nomina di Cante Gabrielli, appartenente alla fazione guelfa nera, come il nuovo sindaco. Cante cominciò a perseguitare i capi dei guelfi bianchi, tra cui Dante, che fu esiliato da Firenze e spogliato di tutti i suoi beni, mentre era in missione diplomatica a Roma. Non tornò mai più nella sua amata Città, nonostante alcuni tentativi sia con la lotta armata che con la diplomazia, purtroppo inutili. Dante quindi vagò per diverse Città italiane, le cui nobili Signorie tutte lo accolsero molto bene: Verona, Lucca,  Forlì, Ravenna, e forse a Parigi. Durante questo lungo pellegrinaggio,  scrisse diversi libri meravigliosi, tra cui la Comedia immortale (La Divina Commedia).

Beatrice

La vita di Dante e le sue opere sono state senza dubbio influenzato dal suo platonico e immenso amore  per la meravigliosa Bice Portinari, soprannominata Beatrice, figlia di Folco Portinari, un ricco banchiere che viveva vicino agli Alighieri. Dante incontrò Bice all’età di nove anni e subito si innamorò di lei, anche se sembra che essi non avevessero mai parlato tra  loro, nemmeno una volta. Lei non lo  ricambiò mai, e, purtroppo, a quanto pare,  lo ridicolizzò anche pubblicamente. Nonostante la prematura morte di Beatrice, nel 1290 dC, e nonostante il matrimonio e i quattro figli,  Dante non smise mai di pensare a lei come la donna dei suoi sogni, e lei fu senza dubbio l’ispirazione principale che lo condusse a scrivere molti libri straordinari.

Morte del Poeta

Dante  morì all’età di 56 anni, nel mese di settembre 1321, a Ravenna per un attacco di malaria, contratta durante un viaggio a Venezia, Ravenna è la  della città che custodisce le sue spoglie, nella tomba a lui dedicata.    

Opere:  

Vita Nova (Nuova vita) (1292 dC-1293 dC ?): Un lavoro dedicato alla “sua” Beatrice, composta da 42 capitoli scritti in prosa e in parte autobiografica. Dante qui, spiega alcune poesie famose del tempo, inserendo questa spiegazione in una trama molto omogenea.       Rime (Rhymes): opere contemporanee assemblate da alcuni editori che hanno unito le prime composizioni dei primi anni del poeta con quelle dei suoi anni maturi. Gli anni della sua giovinezza a Firenze, dove Dante indulge in piaceri volgari e gli anni della maturità, in cui il poeta ha cominciato a staccarsi dai piaceri mondani e prendere il sentiero verso gli aspetti più filosofici dell’esistenza.       Rime Petrose (Rhymes petrose) (1296 dC): un duro lavoro, dedicato probabilmente ad una bella donna di nome Petra (potrebbe anche essere stata la moglie Gemma Donati), che ha avuto un comportamento distaccato e glaciale.       De Convivio (Convivio) (1304 dC-1307 dC): questa opera incompiuta, scritta in volgare, è una raccolta di saggi, destinati a coloro che, a causa dello status sociale, non sono stati in grado di studiare, non avendo né un normale né una piccola possibilità di farlo.   De Vulgari Eloquentia (1303 dC): un’opera letteraria composta da un libro e 14 capitoli inclusi in un secondo. Dante analizza qui i molti dialetti parlati in Italia. Anche se continuava a considerare la lingua latina come lingua superiore, ha anche difeso fortemente le lingue volgari e il loro potere emotivo, relativo ai luoghi e alle Città. Dante si pone l’obiettivo di unificare i molte  dialetti italiani volgari in un unica, nazionale, importante, Lingua volgare italiana, che dovrebbe avere una dignità nazionale forte e  affiancare la lingua latina.       De Monarchia ( la Monarchia ) (1310 dC-1313 dC): un lavoro di analisi politica, scritto in latino, dove Dante si rende conto che solo una monarchia universale, potrebbe essere utile per la felicità terrena degli uomini. Il potere spirituale della Chiesa deve svolgere il suo compito, e il potere temporale deve essere allocata all’ l’Imperatore.       La commedia (1300 dC – 1321 dC), un lavoro unico e straordinario, considerata la più importante opera letteraria di tutto il Medio Evo tutti e uno dei più rilevanti della letteratura universale. L’opera, scritta in dialetto volgare toscano ha uno stile ” comico”, lungi dall’essere aulico. Il libro è diviso in una prefazione a tutto il testo (introduzione), e in altre tre parti principali (Inferno, Purgatorio e Paradiso), composte di 33 canzoni ciascuno. . Il libro parla di un viaggio incredibile da parte del poeta nel mondo dell’aldilà: dopo aver perso la strada retta (giustizia) e essersi perso in una selva oscura (il peccato), Dante vede la luce del sole e cerca di uscire dal bosco, ma, di fronte a una lince (lussuria), un leone (superbia) e un lupo (avidità), scivola lungo un pendio e sul fondo incontra l’anima del grande Poeta Virgilio, che gli dice che per uscire in modo sicuro ed evitare le tre bestie è necessario seguire un percorso diverso, molto più lungo e più difficile, tra il bene e il peccato. Virgilio (la ragione), dice a Dante che è stato mandato da Beatrice (la fede), l’amore platonico di Dante, che ha interceduto con l’Immenso perché Dante sia assolto da tutti i suoi peccati. Virgilio conduce Dante attraverso l’Inferno e il Purgatorio per pulire l’anima del Poeta da tutti i suoi peccati, e poi, dal momento che non è battezzato e quindi in grado di avvicinarsi al Signore, deve lasciare Dante a Beatrice, che lo accompagna attraverso il Paradiso. Fisicamente, l’Inferno è raffigurato come un enorme grotta conica, il cui ingresso si trova proprio sotto la città di Gerusalemme, che attraversa l’intero globo terrestre e la cui porta di uscita corrisponde all’ entrata in Purgatorio, descritto come un isola montuosa, al centro di un oceano infinito, allacui sommità si trova il Paradiso, un luogo concettuale, a metà strada tra cielo e terra. Il viaggio inizia in un clima cupo e triste per finire in un ambiente sereno e gioioso. Il viaggio è l’allegoria della purificazione dell’anima, da uno stato di miseria ad uno stato di felicità.       Epistola XIII (1315 dC – 1317 dC): L’ultima e più noto di altre lettere, con la dedica del “Paradiso” al signore di Verona, Cangrande della Scala, con un consiglio su come leggere le allegorie e il lieto fine della  Comedia.       Egloghe:  (1320 dC -1321 dC): opere in latino, bucolico, sono il risultato di una corrispondenza postale con il letterato bolognese Giovanni del Virgilio.  

Corre voce :  

1. Una scrittrice ha suggerito, in un libro di recente pubblicazione, che Dante non è morto per cause naturali a causa della malaria, ma è stato vittima di un complotto orchestrato da Papa Bonifacio VIII, ma le prove a suo favore sono molto instabili.     2. Poco si sa della vita privata e familiare di Dante. Sembra che la moglie Gemma Donati sia rimasta a Firenze, quando il poeta fu esiliato, mentre i suoi figli lo raggiunsero  fuori Firenze. Sembra inoltre che, dopo la sua morte, Gemma abbia chiesto alle autorità fiorentine, e poi ottenuto, di recuperare la sua parte di patrimonio familiare espropriato.

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